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Piccolo Levriero Italiano

Storia del PLI

Scritto da Agnese Spaziani

La nascita del Piccolo Levriero Italiano si perde nella notte dei tempi.

Le sue prime tracce preistoriche rinvenute in Italia, precisamente nelle vicinanze del lago di Varese e intorno a Pavia, mostrano quanto il cane fossile classificato come “canis familiaris intermedius levriere“, seppure leggermente più grande, corrispondesse al nostro attuale compagno.

Ciò ci permette di asserire che già dall’Età del Bronzo erano presenti sul nostro territorio levrieri di piccola taglia.

A testimoniare questa tesi ci sono i numerosi resti rinvenuti in epoca storica nel bacino del Mediterraneo e la conferma arriva soprattutto dal ritrovamento, in Egitto, di uno scheletro che risale all’incirca al 3000 a. C. esso, nelle forme e nelle dimensioni, appare pressoché uguale a quello di un Piccolo Levriero attuale.

Proprio nella Grecia di quel periodo, il levriero di Laconia, così come viene descritto da Senofonte nel suo “Cinegetico “, veniva ampiamente impiegato nelle cacce alla lepre.

Nell’antica Grecia i veltri di Laconia erano ben considerati anche per un’utile quanto bizzarra funzione: si credeva infatti che potessero accertare quanto un decesso fosse reale o solo apparente.

Anche presso gli Etruschi, popolo di grande ed avanzata civiltà, i piccoli veltri erano maestri nella caccia.

Anche se la caccia presso i Romani fu introdotta piuttosto tardi, uno dei primi appassionati fu infatti, all’incirca nel II°secolo a.C. Publio Scipione Emiliano, tuttavia proprio di Piccoli Levrieri parlano Ovidio, Orazio, Plinio, Claudiano e Virgilio.

Fu inoltre il grande esteta Petronius che nel suo Satirycon mise attorno alla mensa nel banchetto di Trimalcione, allegre figure di piccoli levrieri.

Nei secoli fu amato da numerosi Grandi della Storia come: Federico II di Svevia, i Visconti, gli Estensi ed i Medici, Luigi XI°, Carlo VIII° e Carlo IX°, Luigi XIII° ed il Re Sole fino a Federico il Grande di Prussia.

Fu cantato dal celebre poeta francese Alphonse de Lamartine, e descritto in “Madame Bovary” da Flaubert.

Ne abbiamo memorabili ritratti dei più grandi pittori della Storia antica in Europa, ma citiamo per tutti solo gli italiani Giotto, Paolo Uccello e Tiepolo.

Oggi è un compagno di vita estremamente devoto ed adattabile, dal fare tenero ed allo stesso tempo esuberante, bisognoso di contatto fisico e di modi gentili. Sportivo e sano non rinnega però la sua tendenza ad amare agi e luoghi confortevoli e generalmente attrae un pubblico dal raffinato gusto estetico.

Vanto della nostra cinofilia assieme alle più antiche e nobili Razze Italiane.

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