Circolo del Piccolo Levriero Italiano


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Cinquantenario

IL CINQUANTENARIO DELLA NASCITA DEL CIRCOLO




50° anniversario
1956 – 2006

L’INTERVISTA-INCONTRO CON IL GIUDICE PAOLO DONDINA

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D. Mancavamo al Castello del Calcione da una decina di anni; che sensazioni ha provato ritornando nella “culla dei Piccoli Levrieri?
R. Ritrovarsi in questo incantato e incantevole castello quattrocentesco, al centro della sconfinata proprietà dei Marchesi della Stufa, mi ha suscitato sensazioni difficilmente descrivibili e, credo, ripetibili.
In questa magica atmosfera si è celebrato il cinquantenario di vita della Associazione specializzata e con essa l’esaltazione di una Razza italianissima, tra le più antiche, certamente la più eterea ed aristocratica.
Felice la scelta del luogo delle celebrazioni.
Il Calcione è stato e rimane la culla del P.L.I. per merito di Marisa Incontri della Stufa, la Marchesa come tutti la ricordano con rispetto e ammirazione.

D. Quale ritiene sia stata l’impronta caratterizzante di questo Raduno del Cinquantenario?
R. Ritengo che questo Raduno del 2006, grazie alla efficienza, capacità e sensibilità degli organizzatori unita alla calorosa ospitalità del Marchese Bernardo Chianetti della Stufa, costituisca una esperienza unica ed irrepetibile, nel panorama della Cinofilia mondiale.
Ritengo che in Italia, ad un Raduno di razza, non vi siano mai stati tanti delegati stranieri provenienti da tutto il mondo.
Quanto alle presenze di cani ed espositori dall’Italia e dall’estero si sono battuti tutti i record.
L’incontro di tanti esperti ed appassionati della Razza, non soltanto ne attesta la piena vitalità, ma dimostra tangibilmente che l’Italia è sicuramente il punto di riferimento dell’allevamento di questo antico, elegante ed impareggiabile piccolo levriere.

D. La personalità della Marchesa della Stufa fu forte e significativa nella storia del PLI pensa che per una Razza sia indispensabile il riferimento ad una persona-guida?
R. Il successo del raduno del Cinquantenario è certamente caratterizzato dal luogo ove si è tenuto e dai ricordi che esso ha evocato in tutti noi. La forte personalità di Marisa Incontri della Stufa e l’influenza che il suo intenso, intelligente e proficuo lavoro di sensibile selezionatrice della Razza ha costituito il polo di attrazione ed il centro di interesse per gli appassionati presenti, italiani e stranieri, che parlavano soprattutto di Lei e dei suoi piccoli grandi cani. A mio giudizio ogni razza ha avuto e deve avere, auspicabilmente uno o più allevatori-guida. Certamente il PLI, diffusissimo in tutto il mondo, specie nei paesi di lingua anglosassone, è e rimane il piccolo aristocratico levriere come allevato e voluto dalla nobile Allevatrice toscana.

D. Giudicando da tanti anni il PLI, se riscontra cambiamenti quali ritiene siano i più significativi?
R. Ritengo che la Razza, negli anni, sia migliorata specie nei tronchi e nel movimento anche se (salvo positive eccezioni perlopiù tutte dell’odierno allevamento italiano e in parte francese) le teste e le espressioni dei PLI dell’Allevamento del Calcione rimangono un modello insuperato.
Nell’evoluzione in meglio ad una maggiore “corposità”, specie nei maschi, si accompagnano la secchezza dell’ossatura, l’asciuttezza dei tessuti sottocutanei, la nevrilità il cesello sott’orbitale, la particolare forma del collo, l’arto lungo ed il tronco raccolto (rettangolo rovesciato) con la delicata arcuatura della groppa e la inserzione bassa della coda lunga almeno fino alla punta del garretto.
Una tendenza involutiva, invece, che ho riscontrato sono certe disparità di taglia di taluni soggetti (troppo piccoli o troppo grandi), l’appiattimento della dorsale in movimento e una certa mancanza di dimorfismo sessuale (alcuni maschi un po’ effeminati e alcune femmine, spesso al limite superiore della taglia, un po’ mascoline).

D. Nel giudicare, per l’occasione, tanti cani provenienti dall’estero ha riscontrato difformità di tipo con i PLI nazionali?
R. In generale mi hanno favorevolmente impressionato i soggetti provenienti dalla Russia e dalla Francia. Comunque anche se il BIS è andato ad un campione francese di grande classe e spettacolare movimento, con antenata italiana, vedi caso, dell’Allevamento del Calcione (come ho successivamente al giudizio appreso), l’Allevamento italiano ha fatto la parte del leone quanto a tipicità, condizione e presentazione.

D. Quale augurio farebbe ai PLI e ai loro allevatori per i prossimi cinquantanni?
R. L’augurio che faccio alla Razza e loro Allevatori è che tutti gli Standards vengano uniformati a quello italiano, adottato dalla FCI e che tra cinquant’anni le future generazioni di PLI e Allevatori, italiani ed esteri da tutto il mondo, si riuniscano nuovamente al Calcione per verificare lo stato della Razza, auspicabilmente in ulteriore progresso, ma nel ricordo, sempre, della tipicità, grazia ed eleganza dei grandi campioni del passato.



Paolo Dondina

PLI - Avanti tutta

Questo Raduno del Cinquantenario al Calcione è stato, dal punto di vista cinotecnico, una ghiotta opportunità di confronto per il lavoro attorno ai PLI di tutta Europa - Se si potesse riassumere con una frase fatta, questa volta si dovrebbe dire che: "Quando il gioco si fa duro. I duri cominciano a giocare".
Abbiamo visto infatti alternarsi sul ring dell'Avv. Dondina, gli attuali migliori cani d'Europa ed un'analisi panoramica ha rilevato che i numeri stanno crescendo.
In linea generale le teste hanno raggiunto un livello qualitativo medio di notevole definizione con pochissimi occhi chiari, orecchie attaccate basse o inserite troppo indietro o crani dalla forma arrotondata.
Anche i colli sono ormai dì giusta proporzione in rapporto al tronco e ben impiantati, salvo rarissime eccezioni legate però prevalentemente ad una inadeguata angolazione della spalla. Bellissimi tutti i piedi e le code sempre più lunghe.
I tronchi appaiono sì raccolti, pur tuttavia dando respiro al rene potente, cani sportivi dunque con poche dorsali piatte e nemmeno un dorso di carpa su cento soggetti.
Qualche dubbio sugli angoli, più anteriori che non posteriori, diversi metacarpi rigidi per lo più dati da spalle eccessivamente aperte; rarissime esagerazioni dell'angolo tibio - tarsico, anche se in generale abbiamo visto belle tibie lunghe e sottili.
Nel complesso le ossature sono apparse quasi sempre di ottima fattura: secche piatte e asciutte. Qualche soggetto mostrava garrese non ben rilevato, ma fortunatamente ciò è più legato a specifiche linee di sangue che non ad una vera e propria problematica generale. Soddisfacenti, nel complesso, i colori, pur tenendo presente che l'uso sempre più comune del nero carica l'isabella intensificandone la componente di rosso.
Poco male se questo dall'altro canto significa migliori pigmentazioni e grigi viranti al blu fondo.

Sui cento soggetti esposti qualcuno spiccava per classe e distinzione rimarchevoli, ma più o meno tutti univano alla qualità un'accurata presentazione: bene dunque anche per le doti caratteriali. Discorso a parte merita il movimento che non si è potuto manifestare al meglio in ragione del manto erboso non in condizioni ottimali per la stagione arida, tuttavia, eccetto qualche cucciolo alle prime armi, tutti hanno pressoché mostrato incedere fluido e spigliato.
Da quello che si è visto al Calcione, e non è poco, i Piccoli Levrieri Italiani godono, come razza, di buona salute.
"Avanti tutta!" dunque e non sediamoci sugli allori.

Agnese Spaziani


Cenni storici sulla figura della Marchesa della Stufa

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